Ore 18, ora di punta

Ore 18. L’ora di punta per l’uscita dagli uffici. Io ed un’altra trentina di persone aspettiamo sulla banchina della metro 2 il prossimo passaggio. I due minuti che ci separano dall’agognato treno sono l’occasione per realizzare uno studio sociologico, più o meno serio, sulle nostre abitudini di individui nel XXIesimo secolo. Gente che non ha tempo e, ne ha talmente poco, che ne è ossessionata. Il tempo è come il cibo: più se n’è privati più se ne vuole, più ci si sottopone a una dieta ferrea, più si sognano torte al cioccolato fuso, lasagne fumanti e profumati barbecue.

Una differenza, però, c’è : di cibo si può essere materialmente privati. Del tempo, no. Eppure, tutti hanno il sentimento di non possederne. Strano, no? I due minuti di attesa sembrano quindi un’eternità, due preziosissimi minuti rubati, sottratti al “vero Tempo”.

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